Piccolo passo indietro di Trump sul caso Huawei

Come ormai sappiamo per via delle mille notizie a riguardo, Trump ha approvato un emendamento che impedisce a Huawei e altre aziende cinesi di vendere e comprare componenti da aziende statunitensi, questo secondo lui per salvaguardare la pubblica sicurezza americana. Tuttavia, il leader americano fa un piccolo passo indietro, per permettere ai suoi cittadini e alle aziende (Google in primis, che come sappiamo ha chiuso la licenza di Android al colosso cinese) di meglio prepararsi a questa decisione.

Tutto per gli americani

Trump vuole concedere più tempo a cittadini e imprese statunitensi di prepararsi al ban di Huawei emendato dagli Stati Uniti, ma anche probabilmente per prepararsi a un’altra manovra drastica nelle trattative battagliere in corso tra la Prima Potenza mondiale e quella che di fatto è la seconda, la Cina.

Poche ore dopo il ban di Google, Intel, Broadcom e Qualcomm, lo Stato Americano annuncia una sospensione del decreto per 3 mesi. Un lasso di tempo concesso appunto per permettere ai cittadini di manutenere i dispositivi Huawei, e per cercare altre soluzioni.

Si specifica però che il bando è sospeso unicamente per tecnologie e prodotti già disponibili sul mercato, non per prodotti che devono essere ancora lanciati. Questo bando è stato firmato da Trump la settimana scorsa, ed è entrato effettivamente in vigore lunedì 20 maggio: la conseguenza è per Huawei blocco di servizi e aggiornamenti Android, di forniture di chip (ne pagherà soprattutto lato PC) e altre tecnologie americane fondamentali per smartphone e altri dispositivi Hi-Tech.

In un breve comunicato, Huawei ha cercato di rassicurare i suoi consumatori. Tuttavia, in questo stesso comunicato ci sono numerosi interrogativi senza risposta per quanto riguarda il futuro dell’azienda orientale. Stiamo pur sempre parlando di Huawei, la cui crescita in pochissimi anni è stata così esponenziale da permetterle di diventare il secondo produttore mondiale di smartphone, scalzando Apple e infastidendo Samsung, che dal 2012 regna incontrastata.

Una mossa del genere da parte del leader americano di certo non giova all’azienda, anzi rischia seriamente di arrestare la sua scalata che finora sembrava invece inarrestabile. Ma Huawei, come tutte le aziende cinesi, è vicina al governo comunista (il fondatore è lui stesso un membro del partito) proprio perché in Cina le cose funzionano diversamente che in Occidente, e le aziende non godono della stessa indipendenza che hanno qui da noi.

Per questo il bando americano sembra più una mossa per guadagnare terreno e potere nelle lunghe e complesse trattative USA-Cina. Il bando sarà effettivo dal 19 Agosto 2019: se entro quella data Trump e il Presidente Cinese, Xi Jinping, non riusciranno a trovare un accordo sarà da vedere se l’OS proprietario del colosso cinese, già pronto e alternativo a Android e Windows, riusciranno a sostituire quelli delle aziende americane.

Se invece da queste trattative ne nascerà una pace o una tregua, questo bando potrebbe essere tolto, revocato prima che entri effettivamente in vigore. Non certo una novità, visto che la stessa cosa nel 2018 era stata fatta per un altro colosso cinese, ZTE, considerata morta dopo un bando USA e invece tornata in vita dopo un accordo tra le due potenze all’ultimo secondo.

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